Leos Carax sul tavolo di dissezione: dal corpo di gravità alla mania degli avatar

Prologo: Il corpo dell'"Amore moderno" che frantuma la notte

La macchina da presa di Leos Carax ha sempre catturato la bellezza primordiale del "corpo in corsa". In "Mauvais Sang" (1986), la figura di Denis Lavant che corre per le strade notturne di Parigi sulle note di "Modern Love" di David Bowie è una delle più vivide esplosioni di giovinezza nella storia del cinema. In un mondo dipinto con i colori primari del rosso, del blu e del giallo, il suo corpo appariva così vulnerabile, ostentando una purezza quasi eccessiva

Tuttavia, quello sprint non può durare per sempre. Il processo attraverso il quale il film perde la sua "innocente luce giovanile" e sprofonda in un'oscurità più profonda e cupa è il vero punto di analisi di Carax come artista

La gravità di 'Pola X' e l'eleganza distruttiva di Guillaume Depardieu

Dopo la straordinaria frenesia di "Gli amanti sul ponte" (1991), Carax è approdato all'abisso con "Pola X" (1999). Basato sul romanzo "Pierre" di Herman Melville, questo film spoglia completamente la spensieratezza delle sue opere precedenti e immerge lo spettatore nella pesante e umida oscurità del Romanticismo gotico

A brillare davvero è Guillaume Depardieu, che interpretava il protagonista Pierre. Portando sulle orme di grandi attrici e attori, la sua presenza, con la sua bellezza delicata, cristallina e inquietante, era il simbolo perfetto della decadenza della classe privilegiata

  • La disparità sartoriale e la rovina: all'inizio del racconto, Pierre, un bel giovane biondo, è vestito con abiti eleganti e guida una lussuosa motocicletta in un castello inondato di luce solare. Tuttavia, la sua vita raffinata comincia a sgretolarsi quando incontra l'ombra minacciosa della sua sorellastra, Isabelle. Il processo che lo porta a ridursi in stracci, coperto di fango nella foresta e vestito di lacerazioni tra rovine umide, incarna perfettamente la "privazione dell'umanità" e la "sconfitta del corpo".
  • Risentimento autobiografico e gravità: legami familiari, segreti, sesso e morte. Ferite e dolori che sembrano prefigurare persino la vita reale di Guillaume si aggrappano all'intero schermo come una "gravità". "Pola X" è una tragedia gotica al contempo crudele e bellissima, in cui Carax spreme all'estremo la tragedia e il risentimento autobiografico che si annidano dentro di lui, usando il proprio corpo.

"Holy Motors" - La decostruzione del romanzo autobiografico e dell'intrattenimento sofisticato e frenetico

Dopo la battuta d'arresto di "Pola X", un lungo silenzio di 13 anni e l'emergere della "spiacevole anomalia" del mostruoso Meld nel cortometraggio "TOKYO!" (2008), Carax ha subito una trasformazione definitiva nel 2012. Questo ha segnato l'arrivo di "Holy Motors"

Ciò che è particolarmente degno di nota è che il "risentimento autobiografico e i complessi rapporti di amore-odio" delle sue opere precedenti sono completamente scomparsi, elevandosi a una forma di "splendido intrattenimento d'avanguardia" del tutto personale

  • Uno stile di gioco fatto di maschere e trasformazioni: il personaggio di Denis Lavant, Mr. Oscar, si trasforma una dopo l'altra all'interno di una gigantesca limousine bianca (una sorta di camerino/stanza sterile mobile), diventando una vecchia, un assassino, un killer acrobatico o un oggetto digitale che indossa una tuta luminosa per la motion capture. Carax, che in "Pola X" era stato schiacciato dal peso di "un unico sé fisso (corpo)", qui abbandona completamente la nozione fissa di "io".
  • Una critica alla moda contemporanea come avatar: la risposta di Carax alla morte della pellicola e all'avvento delle ere digitali e simboliche è stata senza dubbio il "piacere di travestirsi e continuare a esibirsi". Come la frenetica sessione di fisarmonica (Intermission) che viene improvvisamente inserita nel film, questa pellicola non è un'oscura autobiografia, ma uno "spettacolo di trasformazione" di esseri umani che passano con disinvoltura da un avatar all'altro.

Demitizzazione: l'ingegnere meccanico che appare sullo schermo come una figura a sé stante

Il cambiamento più entusiasmante in "Holy Motors", e nelle sue opere più recenti, è che ora Carax stesso appare con disinvoltura davanti alla telecamera

Un tempo incarnava l'immagine di un "bambino prodigio vulnerabile e nervoso". Ma all'inizio di "Holy Motors", è lo stesso Carax che varca una porta nascosta nel muro della camera da letto e si ritrova nella sala cinematografica

  • Decostruendo il mito e l'autoreferenzialità: non è più presente come un "grande regista divinizzato". Si colloca sullo schermo in modo piatto, come la "mente", l'"ingegnere" che mette in moto il folle spettacolo collaterale che è il cinema, o come una delle "figure (simboli)" che compongono il film.
  • Sincronizzazione con l'"iconizzazione degli stilisti" nella moda: mentre Martin Margiela ha costruito un mito attraverso l'anonimato, Karl Lagerfeld, ad esempio, gioca con la moda trasformandosi in un'icona. L'"auto-presentazione" di Carax è anche una meta-critica estremamente sofisticata e spensierata in cui consuma persino se stesso come personaggio all'interno del dispositivo cinematografico.

Dalla morte del corpo all'infinita danza dei simboli

Fu solo dopo aver esplorato a fondo i limiti e la tragedia della carne e del sangue con Guillaume Depardieu in "Pola X" che Carax riuscì a spogliarsi del suo "io" in "Holy Motors" e a rinascere come intrattenitore che diventa egli stesso una figura, cavalcando uno spettacolo di trasformazione frenetico

Liberato dalla maledizione della gravità, scivoli sulla superficie del mondo nei panni di un avatar dalle molteplici sfaccettature. Questa è la massima espressione di "resistenza e intrattenimento" che Leos Carax offre in un'epoca in cui l'intelligenza artificiale e i simboli stanno invadendo la realtà

Articoli correlati

Errore: il contenuto è protetto!